Cresce il ruolo degli hotel nella filiera turistica

da www.sharingtourism.it un articolo di Paola Tournour-Viron


Chi si occupa di analisi delle tendenze lo sostiene da tempo, come ben dimostra lo studio diffuso a inizio decennio dallo Zukunftsinstitut, l’Istituto per il Futuro basato a Francoforte. Il documento, elaborato nel 2012, spiegava in modo netto come e perché negli anni a venire gli alberghi non si sarebbero più potuti accontentare di mettere a disposizione soltanto camere o spazi comuni, per quanto efficienti e di qualità.

Il loro ruolo sarebbe stato ben più complesso. Ed elencavano anche alcuni fondamentali passaggi per conquistare i clienti del futuro:

  • avere uno stile individuale marcato, una USP, per ospiti in cerca di soluzioni fortemente in linea con aspirazioni e propensioni etiche molto personali;
  • offrire esperienze ed emozioni reali in contrasto con la ricca offerta della virtualità, grazie soprattutto a una nuova valorizzazione del contatto umano;
  • curare la proposta culinaria con un’attenzione e una cura decisamente superiori rispetto al passato;
  • aumentare l’offerta polisensoriale, trasformandosi in luoghi esperienziali in cui i sensi possono essere sollecitati, concentrati o semplicemente rilassati;
  • aprirsi al territorio e consentire all’ospite di viverlo da autentico cittadino.

Ora che quel futuro è arrivato, la teoria è supportata da alcune case histories interessanti, almeno da prendere come spunto. L ’ultima proviene dal Giappone, destinazione che sta vivendo una stagione decisamente felice in tema di turismo, con poco più di 24 milioni di arrivi stranieri destinati a salire fino 40 milioni entro il 2020, anno in cui Tokyo sarà cornice della XXXII Olimpiade….

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da TTG del 22/7/2017 – Meliá: un prezzo diverso per ogni singolo cliente

Fino ad ora, i big data nel turismo sono stati utilizzati più che altro a scopo di ricerca. Ma ora potrebbe cambiare tutto. Per chi compra e, soprattutto, per chi vende. I big data potrebbero essere utilizzati per creare prezzi su misura sulla base del singolo cliente. Uno scenario nel quale, estremizzando, non esisterebbero due tariffe uguali.

Non solo pricing dinamico
Il prezzo dinamico, ormai, è una realtà per la maggior parte delle imprese turistiche. Ma in questo caso ci si troverebbe in uno scenario completamente diverso rispetto alle semplici ‘tariffe a riempimento’.

In questo caso si tratterebbe di incrociare le abitudini, le ricerche online, gli acquisti sul web e tutto quanto possa essere rivelato dal comportamento dei singoli clienti su internet per massimizzare il profitto e creare la tariffa più appetibile.

La rivoluzione, per Meliá, dovrebbe iniziare già dal prossimo anno, con una profonda profilazione delle singole tariffe.

Alla ricerca del prezzo
Se per il turismo si tratterebbe di una novità, in altri settori il fenomeno è già conosciuto. Ed è stato anche oggetto di studi. In un articolo di qualche tempo fa, lastampa.it presentava un testo realizzato da due professori dell’Università di Oxford (Ariel Ezrachi e Maurice E. Stucke) che analizzava proprio il fenomeno dei prezzi personalizzati.

Si tratta, in sintesi, di incrociare i dati per trovare il ‘prezzo di riserva’, ovvero la tariffa massima che un determinato consumatore è disposto a pagare per un bene. Non si tratta più, dunque, della classica ‘corsa al ribasso’, dove ogni soggetto si impegna per proporre il prezzo minimo (concezione cara a una certa visione della teoria economica classica), bensì di una gara al rialzo, dove il prezzo viene elevato fino a quella che è considerata la soglia massima tollerabile dal consumatore. Con il risultato di ottenere il maggior profitto possibile da ogni singola transazione.

Per fare questo è necessario raccogliere grandi moli di dati, elaborarli e soprattutto avere a disposizione algoritmi in grado di imparare ed evolversi sulla base dei comportamenti. Con un aggiustamento automatico dei prezzi in tempo reale. Per ogni singolo utente, o quasi.